Alluce valgo su un paziente paziente affetto da insufficienza venosa cronica, cosa c’è da sapere

Nel corso degli anni, ho trattato molti pazienti affetti da entrambe le patologie: alluce valgo e insufficienza venosa cronica. In questo articolo vi spiegherò tutto quello che un paziente affetto da queste patologie deve tenere in considerazione quando decide di sottoporsi all’intervento. Innanzitutto occorre dire che il paziente affetto da insufficienza venosa cronica, affetto da varici, oltre al problema estetico ha un problema funzionale. Ha un letto vascolare dilatato, con vene che inevitabilmente si ingrossano e diventano visibili sottopelle (varici). L’insufficienza venosa indica la condizione rallentata della dinamica dei fluidi nel circolo venoso. Ciò si traduce in una maggiore difficoltà a trasportare i liquidi dalla periferia al centro, verso il cuore.

Ecco il motivo per cui chi è affetto da insufficienza venosa ha solitamente una ritenzione idrica e gonfiore alle estremità. Semplificando, il liquido normalmente presente all’interno del letto vascolare venoso fuoriesce passando negli spazi interstiziali, in mezzo ai tessuti i quali di conseguenza gonfiano. In tali condizioni i tessuti ricevono meno ossigeno e meno nutrienti. Così gli scambi sono più lenti e di conseguenza tutti i processi riparativi sono rallentati.

Anche la guarigione da un intervento chirurgico è più lunga. Essa può essere leggermente più lunga o parecchio più lunga in funzione del grado dell’insufficienza. Tanto più è grave, tante più saranno le difficoltà durante la convalescenza.

Di questo occorre tener conto naturalmente anche quando ci si opera di alluce valgo. Un paziente affetto da insufficienza venosa si deve aspettare un decorso post operatorio più difficile. Innanzitutto un piede più gonfio e quindi maggiori difficoltà a infilare le scarpe, fastidio in corrispondenza dei punti di sutura, che tirano, e pericolo che la ferita si apra. Inoltre i processi biologici di riparazione e cicatrizzazione sono più lenti, più torpidi e tutto va un po’ al rallentatore. In definitiva la convalescenza a seguito di un intervento di alluce valgo su un paziente affetto da insufficienza venosa è mediamente più lunga.

Alluce valgo e insufficienza venosa: il preoperatorio

Prima dell’intervento ci si deve rivolgere al vascolare che farà le sue valutazioni e darà una terapia farmacologica. Importante la terapia con anticoagulante, che viene somministrata in modo più sostenuto, con dosaggi maggiori, per rendere il sangue più fluido e facilitare la circolazione nel condoto venoso. Si possono adottare inoltre delle apposite calze a compressione graduata che riducono sia l’edema che l’insorgenza di quelle complicanze  frequenti in chi è affetto da insufficienza venosa.

Alluce valgo e insufficienza venosa: attenzione alle complicanze

Paragrafo a parte meritano le complicanze che possono insorgere in concomitanza di un intervento. Parliamo della flebite, che è un’infiammazione delle vene, della trombo flebite che è un’infiammazione delle vene associata a coaguli intravascolari. Tali coaguli possono poi distaccarsi dal letto muscolare determinando così la trombo embolia. I coaguli in circolo viaggiano verso il cuore e da questo ai polmoni con gravi ripercussioni e pericolo di vita.

Ci può essere la possibilità in alcuni casi che il vascolare consigli al paziente affetto da insufficienza venosa di operarsi prima di varici e poi di alluce valgo. Questa accortezza è finalizzata a mettere il letto vascolare in condizioni migliori, predispone il paziente all’intervento e riduce le complicanze post operatorie.

Alluce valgo e insufficienza venosa: il post operatorio

Il paziente con insufficienza venosa, che si è operato di alluce valgo, dovrà seguire alcune accortezze. Importantissimo mantenere il piede in alto più a lungo per favorire il ritorno venoso. A questo riguardo un consiglio: è bene mantenere l’alluce operato all’altezza del cuore. Il paziente dovrà stare sdraiato su una poltrona, sul divano o a letto, con la schiena appoggiata su dei cuscini, e con il piede sollevato, per far scorrere meglio il sangue verso il cuore.

Nella convalescenza, dopo che la ferita si è chiusa, sarà di aiuto anche l’idrochinesi terapia, ossia la riabilitazione in vasca. Camminare nell’acqua alta almeno fino alla vita aiuta il ritorno venoso come una specie di massaggio linfatico drenante.

Quando le condizioni lo permetteranno, sarà da aiuto fare delle passeggiate. Camminare mette in funzione la pompa muscolare che, anch’essa, drena i liquidi dalla periferia verso il centro.

Alluce valgo e insufficienza venosa: conclusioni

In buona sostanza il paziente  affetto da insufficienza venosa non è detto che non si possa operare. Deve essere tuttavia informato che ha un piccolo rischio supplementare rispetto ad un paziente sano. L’insufficienza venosa costituisce comunque una controindicazione relativa: il paziente può ugualmente operarsi a patto si valuti bene il problema e si prendano le giuste contromisure.

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Alluce valgo su un paziente paziente affetto da insufficienza venosa cronica, cosa c’è da sapere was last modified: febbraio 1st, 2018 by Fabio Lodispoto