Un rimedio per gambe e piedi gonfi: camminare in acqua

Un rimedio per gambe e piedi gonfi: camminare in acqua

Tutti cercano un rimedio naturale per gambe e piedi gonfi. E’ un problema molto sentito in estate non solamente da chi ha subito un’intervento. Su internet, tv e riviste impazzano messaggi publicitari per rimedi contro gambe e piedi gonfi.  Se siete al mare in piscina o in montagna, avete a disposizione un rimedio naturale di cui dovete senz’altro approfittare. Si tratta dell’acqua. Forse avete già compreso a cosa mi riferisco: camminare in acqua è un rimedio davvero efficace contro gambe e piedi gonfi. Se volete avere dei risultati concreti però, dovete farlo correttamente. In questo articolo vi spiego tutto quello che dovete sapere.

Come dicevamo, un rimedio naturale efficace contro le gambe e i piedi gonfi è senz’altro fare lunghe passeggiate in acqua. Per chi è in vacanza al mare o in montagna, l’acqua salata del mare o quella dolce e fredda di un lago costituisce un toccasana contro questo problema. L’efficacia di questo rimedio è così evidente che mi sento di consigliarlo anche ai miei pazienti operati all’alluce valgo.

Per gambe e piedi gonfi: camminare in acqua profonda

Attenzione però: per avere dei benefici, occorre camminare in acqua profonda almeno 80cm o un metro. In un metro di acqua, infatti, le gambe ricevono una pressione differenziale di un decimo di atmosfera. In altre parole, quando si cammina in acqua profonda, l’acqua esercita su piedi e caviglie una pressione maggiore rispetto a quella esercitata sulle cosce. Questo fenomeno costituisce una ‘pressoterapia’ naturale capace di drenare i liquidi che causano gonfiore ai piedi e alle gambe.

Da queste considerazioni sulla differenza di pressione, risulta chiaro che camminare sulla battigia o con l’acqua che arriva alle caviglie non ha alcuna efficacia contro il gonfiore ai piedi e alle gambe. In acqua bassa infatti, la differenza di pressione è quasi nulla e non si verifica l’effetto ‘pressoterapia’. Se volete ottenere dei benefici, mi raccomando, passeggiate in acqua profonda almeno 80cm.

Per gambe e piedi gonfi: camminare in acqua fredda

Un’altro beneficio del camminare in acqua come rimedio ai piedi gonfi è legato al freddo. In acqua fredda, i vasi sanguigni si restringono (vasocostrizione ), limitando così la formazione di edemi. Più è fredda l’acqua, più è accentuata la vasocostrizione. Se siete al mare, quindi, preferite le prime ore della giornata per camminare nell’acqua!

Un’ultimo vantaggio: quando si è immersi, l’acqua esercita sul nostro corpo una spinta idrostatica che permette di scaricare parte del peso corporeo. Camminare in queste condizioni risulta così molto più agevole e perciò indicato per chi ha difficoltà nella deambulazione.

In conclusione, camminare in acqua è un toccasana per chi soffre di gonfiore ai piedi se lo si fa in acqua profonda. Preferire le ore della giornata in cui l’acqua è più fredda sarà di ulteriore beneficio in quanto induce la vasocostrizione.

Semplice, piacevole, efficace se seguite il mio consiglio: bastano 15-20 minuti al giorno per riattivare la circolazione e ridurre giorno per giorno dolore e gonfiore.

Piede gonfio dopo un intervento di alluce valgo. I possibili rimedi al gonfiore

“Salve dottore, a distanza di X giorni dall’intervento di alluce valgo, vedo ancora il piede gonfio. E’ normale?!?”

Una delle preoccupazioni più comuni di chi si è sottoposto ad un intervento di alluce valgo è il gonfiore della parte operata durante la convalescenza. Che si tratti di miei paziento o meno, molti mi rivolgono proprio la domanda con cui ho introdotto l’articolo, chiedendo in sostanza se, a distanza di due mesi, un mese o addirittura dieci giorni dall’intervento, sia normale avere del gonfiore al piede operato.
Con questo articolo mi propongo di rispondere a tutti voi, iniziando col chiarire le cause del gonfiore; vedremo poi cosa fare per aiutare il piede gonfio a riprendere il suo aspetto naturale.

Perché il piede operato (non solo per alluce valgo) si gonfia

Ciò che comunemente chiamiamo gonfiore in termini medici viene chiamato “edema”. L’edema  è un fenomeno del tutto normale dopo qualsiasi intervento. Esso è naturale conseguenza del lavoro svolto da tessuti e circolazione per

  1. rimuovere detriti
  2. riparare e sostituire i tessuti danneggiati dall’aggressione chirurgica.

Tuttavia il gonfiore assume proporzioni più rilevanti quando l’intervento viene effettuato ai piedi. La posizione periferica dei piedi rispetto al corpo infatti non fa altro che favorire l’accumulo dei liquidi e ostacolare il riassorbimento degli stessi. Ecco perché durante la convalescenza a seguito di un intervento di correzione di alluce valgo, è del tutto normale avere il piede gonfio. Questa situazione tende ad auto limitarsi e a risolversi del tutto intorno al terzo o quarto mese.

Fattori aggravanti il gonfiore

Ci sono inoltre alcuni fattori che aggravano la situazione di gonfiore dopo un intervento al piede, fattori che riguardano sia le condizioni di salute generali della persona operata, sia la tecnica di intervento scelta.
Nella prima categoria rientrano patologie come varici, insufficienza venosa e obesità. Esse aggravano il gonfiore in quanto costituiscono un ostacolo al riassorbimento dei liquidi. L’obesità in particolare aggrava le condizioni circolatorie degli arti inferiori a causa dell’adipe addominale che grava sulle vene iliache ostacolando il ritorno venoso al cuore.
Nella seconda categoria rientra invece la tecnica di intervento applicata: quanto più l’intervento è stato invasivo, tanto più la parte interessata sarà interessata da un edema esteso e persistente. Se ad esempio oltre l’alluce l’ortopedico è stato costretto ad intervenire anche sulle atre dita o sui metatarsi, il piede risulterà gonfio in modo molto più evidente.

Quanto dura in media il gonfiore?

È comprensibile che dopo un intervento di correzione alluce valgo, non si veda l’ora di rivedere il proprio piede di nuovo bello e in forma, ma uno o due mesi sono ancora troppo pochi per aspettarsi che tutto vada al suo posto. Generalmente il gonfiore si prolunga anche per quattro mesi senza compromettere il buon esito dell’intervento.

Cosa fare per limitare il gonfiore

  1. Rispettare strettamente le indicazioni per il post-operatorio nei primi 20 giorni. Esse prevedono:
    1. camminare il meno possibile e in ambiente domestico;
    2. tenere il piede sollevato su un cuscino o su uno sgabello.
  2. Evitare le costrizioni del piede;
  3. Stare a riposo e con il piede sollevato, posizione di cosiddetto “scarico venoso”. CIò aiuterà il ritorno dei liquidi verso la parte superiore del corpo.
  4. Dopo i primi 20 di convalescenza a casa, in estate, fare delle lunghe passeggiate in acqua profonda almeno 80 cm. La vasocostrizione indotta dall’acqua fredda e la differenza di pressione tra la superficie dell’acqua e il fondale aiuterà molto il drenaggio dei liquidi.
  5. Riprendere progressivamente le proprie attività lavorative e sportive. Il moto rimette in circolo i liquidi e drena i vasi venosi e linfatici.

In conclusione, dopo un intervento di correzione di alluce valgo, è normale che il piede risulti gonfio. Occorre pazientare seguendo strettamente le indicazioni per la convalescenza; evitare gli errori che tutti fanno durante la convalescenza e, per quanto possibile, seguire i consigli riportati sopra. E soprattutto non dimenticate che per raggiungere una piena stabilizzazione biologica della parte operata occorrono circa tre o quattro mesi. Buona convalescenza!

Per saperne di più, leggete i seguenti articoli:

La convalescenza: uno sguardo completo su ciò che comporta il periodo successivo all’intervento di correzione di alluce valgo

Gli errori da evitare durante la convalescenza: molti pazienti non sanno che alcune piccole infrazioni alle raccomandazioni date dal chirurgo possono compromettere il buon esito dell’operazione

Come fare la riabilitazione

 

Scarpe con suola curva o basculante

Le scarpe con suola curva o basculante (appoggio instabile) sono uscite un po’ di anni fa e sono state accolte dal pubblico come la panacea di tutti i mali. Esse meritano, in effetti, un discorso a parte rispetto a quello che abbiamo già fatto per le scarpe da ginnastica nell’articolo Scarpe da ginnastica e postura.

scarpe con suola curva - modelloParliamo di quelle scarpe che hanno la caratteristica suola curva sollevata in punta e al tallone. Queste scarpe sono state progettate per riprodurre quella naturale instabilità che si genera camminando su superfici soffici come la sabbia. Sulla mappa computerizzata delle pressioni del piede (analisi  baropodometrica), si può ossevare come la suola sembrerebbe trasferire il peso del corpo anteriormente, sull’avampiede. Mentre l’analisi elettromiografica, che registra l’attività elettrica di muscoli e nervi motori, rivela che l’utilizzo della scarpa stimola continuamente l’attività dei muscoli di piede e gamba.

La promessa delle scarpe basculanti

In definitiva, la forma della suola induce chi le indossa a ricercare continuamente il centro di equilibrio del corpo. Un lavoro continuo ed automatico che dovrebbe favorire una corretta postura e tonificare la muscolatura. Così, secondo la pubblicità fatta da alcuni, l’utilizzo costante di tali scarpe dovrebbe apportare benefici su lombalgia e altri dolori del rachide, il miglioramento dell’appoggio plantare e dei disturbi del piede e anche effetti su circolazione e adiposità localizzate.

Alcune considerazioni realistiche sulle scarpe con suola curva

Quando si indossano queste particolari scarpe, di sicuro il lavoro muscolare di gambe e schiena aumenta e la ricerca continua dell’equilibrio costringe ad esercizio propriocettico per cui, in linea di principio, queste scarpe potrebbero essere utili in alcune precise circostanze. Facciamo qualche esempio.

Quando sono utili le scarpe con suola curva

  1. Dopo l’intervento di correzione dell’alluce valgo.  Le scarpe con suola curva sono consigliate nella fase di recupero della convalescenza dopo l’intervento di correzione correzione dell’alluce valgo. Esse infatti, attivano muscoli e circuiti riflessi nervosi facendo esercitare il paziente in una vera ginnastica propriocettiva. In altre parole si ottiene un più rapido recupero sul controllo e sicurezza del passo e nei movimenti della caviglia.
  2. Dopo la ricostruzione del ligamento crociato anteriore,  per migliorare il recupero del controllo neuromuscolare della parte operata.
  3. Per aiutare le persone anziane a migliorare il proprio equilibrio e a ridurre cosi l’incidenza di fratture del femore (solo se la persona non soffre già di artrosi alle ginocchia).

Quando le scarpe con suola curva sono da evitare

  1. In tutti i casi di rigidità dell’articolazione dell’alluce. Le scarpe con suola curva hanno una forma che facilita la rollata del piede nella fase di appoggio risparmiando l’attivazione dell’alluce. Ne consegue una relativa immobilità dell’alluce, che facilita la formazione delle aderenze postoperatorie e penalizza il recupero della fisiologica escursione articolare.
  2. Artrosi alle ginocchia. L’incremento di attività motoria dovuto all’uso di queste scarpe potrebbe peggiorare la situazione di chi già soffre di artrosi alle ginocchia.
  3. Metatarsalgia, dolori sotto la parte anteriore del piede, compresi calli e duroni sotto le dita. Il trasferimento di carico sull’avampiede che queste scarpecon suola curva derterminano, potrebbe potenzialmente aggravare una condizione di metatarsalgia ( dolore sotto la pianta del piede),
  4. Neuroma di Morton. Proprio per la loro caratteristica di spostare il peso del corpo sotto l’avampiede, le scarpe con suola curva sono sconsigliate a chi soffre di Neuroma di Morton

Pochi esempi per chiarire che le scarpe con suola curva o basculante non sono una panacea per tutti i mali, ma uno strumento di cura che andrebbe valutato caso per caso dallo specialista, con delle potenzialità che tuttavia devono essere ancora approfondite dalla ricerca.

Per approfiondire:

Riabilitazione: ecco il modo corretto di camminare

Neuroma di Morton: sintomi, disgnosi e cura

I dolori del piede

Ipercheratosi: calli e duroni

I dolori al piede: come si interviene in modo risolutivo

I dolori al piede causati da piccole deformità delle dita non risparmiano i più giovani e possono a volte ostacolarne l’attività sportiva. Non è il caso di farsi condizionare in questo modo. La chirurgia è in grado di correggere non solo la deformità, ma anche le cause che l’hanno determinata. Concorre a questi sviluppi della medicina anche la chirurgia endoscopica che in certi casi è capace di risolvere attraverso minuscole incisioni il problema senza aprire l’articolazione.

Continua a leggere

I dolori del piede

La causa principale di quasi tutti i dolori del piede è lo sforzo eccessivo a cui sono sottoposte le ossa del metatarso. Parliamo di Metatarsalgia, Sovraccarico, Fratture da stress, Neuroma di Morton e, ovviamente,  Alluce valgo.

Dolori del piede e Metatarsalgia

A soffrirne prima o poi è un italiano su due. Il termine non indica una diagnosi, così come generiche sono le cure: il dolore dell’avampiede viene spesso liquidato con la prescrizione di antinfiammatori e un plantare. I disturbi sembrano passare, ma le cause della metatarsalgia persistono.
 Di qui la cronicizzazione del dolore: svanito prima per effetto dei farmaci il dolore torna. Camminare diventa faticoso e le scarpe con i tacchi alti o troppo strette in punta esaltano i sintomi. Fare jogging o una escursione a piedi diventa una tortura. In questi casi diventa indispensabile raggiungere una diagnosi precisa.
Il percorso diagnostico inizia con le radiografie del piede sotto carico (in stazione eretta), inoltre non si può fare a meno per valutare l’appoggio del piede con la baropodometria. In seguito si procederà ad una accurata valutazione clinica. In casi rari, quando la diagnosi è ancora incerta può essere necessario un approfondimento diagnostico con la Rmn o la Tac. Solo così si può risalire alle cause di metatarsalgia: sovraccarico, trasferimento di carico, lussazioni della articolazioni metatarso falangee le diagnosi più comuni. Sporadicamente la causa è da ricercarsi nel doloroso neuroma di Morton o in una frattura da stress.

Dolori del piede e sovraccarico

A volte, i dolori del piede sono dovuti al sovraccarico, ma questo non significa che chi ne soffre è obeso o in forte sovrappeso….

Leggi l’intero articolo dedicato a I dolori del piede

 

Il piede nella danza

I ballerini sono nati con una forma di piede, ma ne hanno sviluppato una diversa.
Ore ed ore di allenamento hanno trasformato il piede in uno strumento perfetto per saltare sulle punte, flettersi in posizioni inverosimili e resistere a sollecitazioni che per i non avezzi sarebbero solo torture. Tanto che i piedi dei ballerini si somigliano un pò tutti: sono cavi ( più arcuati del normale, il contrario del piede piatto), hanno spessi calli sulle dita e sotto la pianta del piede e hanno alluce e caviglia ipermobili, capaci di flettersi come giunchi. La struttura interna del piede di chi fa del ballo una professione o una passione intensa, è diversa. Le radiografie mostrano ossa dei metatarsi molto più spesse e resistenti del normale, ben adatte a resistere a sforzi che altrimenti potrebbero spezzarle.
Tuttavia questi adattamenti del piede spesso non bastano: fratture, lussazioni, tendiniti, problemi articolari e dell’alluce sono più frequenti in questo sport che in qualsiasi altra disciplina.
Leggi l’intero articolo pubblicato nell’archivio.

 

Piede piatto

Tutti i bambini nascono con il piede piatto.
E’ la norma: quasi tutti evolvono spontaneamente verso lo sviluppo di un piede normale con gli archi plantari ben rappresentati entro i 7-10 anni. Altri invece conservano il piede piatto anche da grandi. Non è il caso di allarmarsi: i plantari sono realmente necessari in pochissimi casi. Quei pochi tuttavia anche con l’uso del plantare non potranno sperare in una correzione definitiva. L’esatto contrario delle convinzioni correnti di mamme e specialisti fino a poco tempo fa. Per la correzione definitiva del piede piatto occorre l’intervento chirurgico. Riservata a pochissimi casi la chirurgia tradizionale, molto cruenta ed invasiva che prevede la soppressione di alcune articolazioni del piede e la trasposizione di grossi tendini. Oggi si corregge il piede piatto in modo mininvasivo.

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