La convalescenza ideale: critici un corretto posizionamento della vite in titanio e la formazione di un buon callo osseo

La convalescenza: dopo l’intervento di correzione di alluce valgo il callo osseo comincia a formarsi il giorno dopo l’intervento chirurgico e si completa dopo un anno. Ci sono tuttavia diversi fattori che condizionano la velocità e la qualità di questa che a tutti gli effetti è una saldatura tra due ossa. È bene chiarire: quando si corregge l’alluce valgo, si deve raddrizzare il segmento scheletrico deviato. Si tratta del primo metatarso, il lungo osso che sta nel piede e che si articola con l’alluce. Per compiere la manovra di raddrizzamento il metatarso deve essere segato in due parti e spostato. Ottenuta la correzione desiderata una vite metallica in titanio blocca le due parti di metatarso. Da questo momento inizia la formazione del callo osseo: a partire dal sangue stravasato e dalle cellule dell’osso, si viene a formare del tessuto fibroso connettivo. In questa prima fase della convalescenza, che dura alcune settimane il callo osseo è molle ed è detto fibroso. Se tutto procede bene dopo circa un mese incomincia a prodursi del tessuto calcificato in seno a quello fibroso, che viene pian piano sostituito. L’osso a questo punto è saldato bene, ma le forze meccaniche che agiscono sul piede durante la deambulazione agiranno nel rimodellare il metatarso operato per quasi un anno, restituendo infine un segmento scheletrico che anche alle radiografie appare perfettamente risanato e quasi identico ad un osso che non ha mai subito un intervento chirurgico.

risultato di un'operazione di alluce valgo bilaterale. inizio e fine convalescenza

L’immagine mostra a destra un alluce valgo bilaterale prima della correzione, a sinistra invece la stessa paziente dopo un anno: si apprezza la trasformazione del metatarso una volta che il callo osseo calcificato e consolidato si è modellato naturalmente seguendo le linee di forza sviluppate durante la deambulazione. Un fenomeno che specie nelle prime 3-4 settimane richiede riposo e cautela nel concedere il carico.

 

Per una buona convalescenza è indispensabile un corretto posizionamento della vite  e un’ampia superficie di contatto

Ci sono tuttavia delle condizioni indispensabili, come avevo anticipato, che condizionano velocità e qualità del callo osseo durante la convalescenza: stabilità, compressione e superficie di contatto. La stabilità primaria è assicurata dalla vite in titanio che impedisce all’osso di spostarsi. Anche la compressione è assicurata dalla vite, che ha una apposita doppia filettatura alle estremità, con passo diverso, in modo che eserciti una forza di richiamo fra le due parti che vengono ad unirsi. Infine la superficie di contatto dell’osso, tanto più è ampia, congruente e geometricamente stabile sotto carico, tanto più faciliterà la presa del callo osseo e la forza di coesione. Questo ultimo e importante aspetto è assicurato dalla particolare geometria a braccio lungo ( Austin long arm) della tecnica chirurgica che ho messo a punto.

Per una buona convalescenza è indispensabile la formazione di un buon callo osseo

A dispetto di tutte le accortezze tecniche non sempre il callo osseo si forma nei tempi previsti: capita ogni tanto, che al primo e al secondo controllo post operatorio, che effettuo dopo 15-20 gg dall’intervento e poi dopo 45 gg, il dito risulti gonfio più del previsto e che alle mie manipolazioni produca degli scricchiolii. Sono segni quasi certi che l’osso operato non si è saldato. Una conferma può arrivare richiedendo nuove radiografie del piede. Confrontando queste con quelle dell’immediato post operatorio si possono apprezzare piccoli spostamenti del metatarso e della vite con perdita dell’allineamento e arretramento della testa metatarsale. Colpevoli di questi ritardi di consolidamento e complicanze che rischiano di compromettere il buon esito dell’intervento sono le eccessive sollecitazioni che riceve il piede e in particolare la parte operata durante la convalescenza. Accade quando dopo l’intervento il paziente cammina troppo, passa troppo tempo in piedi e compie azioni che vengono scoraggiate al momento della dimissione.

 

Per una buona convalescenza è indispensabile rispettare le raccomandazioni post-operatorie

Al momento della dimissione, (a tal proposito puoi leggere il mio articolo alluce valgo: post operatorio o alluce valgo: convalescenza) il paziente ha il piede fasciato e bendato stretto, in modo da immobilizzare parzialmente l’alluce e la deambulazione viene concessa con l’uso di una apposita scarpa post operatoria che si chiama Barouk o Talus. Le raccomandazioni per la convalescenza richiedono al paziente di camminare il meno possibile i primi giorni, solo in ambiente domestico e di mantenere il piede sollevato su un cuscino o su uno sgabello quando sta a riposo in poltrona o su una sedia. Viene invece vietata la guida della macchina, gli spostamenti fuori casa e il lavoro anche se sedentario. Molti sono invece coloro che disattendono a queste raccomandazioni. Ho avuto pazienti che sono andate al supermercato a fare la spesa spingendo il carrello, hanno guidato la macchina “tanto era automatica e io mi sono operata il piede sinistro”, hanno lavorato come parrucchiere, antiquarie, avvocato oppure hanno fatto le casalinghe a tempo pieno ” sa dottore, ho tre maschi a casa a cui badare e se non ci penso io….” e perfino portato il cane a spasso. La maggior parte di questi episodi che mi sono stati riferiti non hanno per fortuna avuto conseguenze negative: la vite ha tenuto, la geometria dell’osteotomia grazie all’incastro non si è spostata e il callo osseo si è formato correttamente e il decorso è stato favorevole. Altre volte invece il piede presenta il conto di queste “leggerezze” e il conto da saldare è salato. Se non ci sono stati spostamenti e la correzione è buona, basta ritardare il carico e raccomandare nuovamente l’uso della scarpa postoperatoria per qualche settimana. Il callo non tarderà a formarsi e il decorso postoperatorio riprende il suo corso normale. Altre volte invece si hanno parziali perdite di correzione con spostamento della vite e sviluppo di calcificazioni esuberanti che penalizzano e ritardano la buona guarigione del piede.

 

Il corretto posizionamento della vite in titanio determina una buona convalescenza

In queste immagini, è possibile osservare il metatarso appena corretto e fissato con la piccola vite in titanio che crea compressione tra le due parti di osso accoppiate per favorire la formazione del callo osseo. Naturalmente il callo osseo su queste immagini non è visibile perché l’intervento è appena stato compiuto. Diventerà invece apprezzabile sulle rx dopo 2-3 mesi dall’intervento.

Nei casi più gravi ( rari per fortuna), di spostamento, perdita di correzione o consolidamento in posizione viziata del metatarso, si deve reintervenire rifacendo daccapo l’intervento. A questo punto invito tutti a riflettere: non sarebbe meglio seguire scrupolosamente i consigli che do per la convalescenza ed evitare sollecitazioni inutili al piede? Capisco le ragioni di chi ha un lavoro e una famiglia che non può trascurare, ma se l’intervento è da rifare o i risultati e eventuali dolori penalizzano il passo per il resto della vita, ne vale la pena? Infine una precisazione a quanti mi hanno riferito di avere forzato il timing postoperatorio perché non avvertivano alcun dolore al piede operato: mi rallegro del fatto che grazie alla mininvasività dell’intervento e alla buona gestione anestesiologica e farmacologica molti pazienti non avvertano alcun dolore o quasi durante la convalescenza, ma questo non vuol dire che i tempi biologici di guarigione del piede si possano accorciare. Il callo osseo ha i suoi tempi e vanno rispettati.

La convalescenza ideale: critici un corretto posizionamento della vite in titanio e la formazione di un buon callo osseo was last modified: settembre 18th, 2015 by Fabio Lodispoto