Riabilitazione dopo un intervento di correzione di alluce valgo

La riabilitazione migliore dopo un intervento di correzione di alluce valgo è camminare. Ci sono tuttavia tempi e modi da rispettare per ottenere il massimo risultato possibile dall’intervento: un alluce dritto, flessibile e non dolente. Al contrario, una condotta post operatoria irresponsabile, il tentativo di anticipare o ritardare, seppure involontariamente, la tempistica post operatoria o anche solo appoggiare in modo sbagliato il piede, possono essere causa di fallimento parziale o totale dell’intervento.

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Anatomia di un alluce valgo

È bene chiarire: l’intervento di correzione di alluce valgo, con le tecniche di ultima generazione, richiede uno spostamento dei segmenti scheletrici che si sono disallineati. Tuttavia, per ottenere agevolmente questo spostamento, l’osso del metatarso ( che sta nel piede e si articola con il primo dito) deve essere inciso a tutto spessore.

Riabilitazione - osteotomia praticata durante un intervento di alluce valgo

La linea in rosso indica la linea di taglio praticata sul primo metatarso durante l’intervento

Tecnicamente si tratta di una osteotomia, la cui esecuzione risponde a precisi criteri di geometria e trigonometria, con spostamenti millimetrici e variazioni angolari, che vengono stabilite in anticipo studiando le radiografie del piede da operare. Da un punto di vista strettamente biologico, queste osteotomie correttive, si comportano come fossero delle semplici fratture e guariscono lentamente nelle settimane e nei mesi successivi all’intervento. Infatti, a dispetto del fatto che si tratti di osteotomie programmate ed eseguite con strumenti di precisione o che si tratti di un accidentale evento traumatico che ha rotto il metatarso, l’osso si comporta sempre nello stesso modo, ripara la soluzione di continuo che si è venuta a creare producendo, da prima callo osseo fibroso, poi un callo calcificato e infine osso nuovo e di qualità identica a quella dell’osso sano. Tant’è che dopo un intervento di correzione di alluce valgo andato a buon fine si può tornare a camminare, correre e saltare e praticare sport a livello agonistico anche estremamente intensi e ripetitivi come la maratona.

La riabilitazione deve tenere presene che due parti ossee si devono rinsaldare

Ci sono però delle condizioni indispensabili perché questo sorprendente fenomeno biologico di risanamento e ricostituzione dell’osso proceda correttamente e senza ritardi. Le due parti dell’osso interrotto, osteotomia o frattura che sia, devono essere avvicinate e mantenute strettamente accoppiate fintanto che non si è formato una valido callo osseo che salda le due parti. Si spiega così perché dopo l’osteotomia, una piccola vite in titanio viene avvitata nell’osso a completamento dell’intervento.

In queste immagini, si può osservare il metatarso appena corretto e fissato con la piccola vite in titanio che crea compressione tra le due parti di osso accoppiate per favorire la formazione del callo osseo. Naturalmente il callo osseo su queste immagini non è visibile perché l'intervento è appena stato compiuto. Diventerà invece apprezzabile sulle rx dopo 2-3 mesi dall'intervento.

In queste immagini, si può osservare il metatarso appena corretto e fissato con la piccola vite in titanio

Questo piccolo mezzo di sintesi serve a mantenere fermi e correttamente accoppiati le due parti dell’osso sottoposto a correzione. Dopo venti, trenta giorni, se l’osso non subisce eccessive sollecitazioni, incomincia a formarsi un callo osseo fibroso e che salda progressivamente l’osso. Dopo circa tre mesi il callo osseo fibroso si calcifica e infine si trasforma in osso. A questo punto si spiegano anche alcune tappe fondamentali e raccomandazioni per il post operatorio.

La riabilitazione nei primi venti giorni

Per i primi 20 giorni dopo l’intervento devono essere indossate speciali calzature postoperatorie ( Baruk o Talus) per camminare e il piede deve essere fasciato e protetto in una abbondante e spessa fasciatura.

Riabilitazione dopo intervento di alluce valgo - La scarpa Baruck o Talus

Scarpa modello “Talus” o di Baruck

La scarpa post operatoria infatti permette di caricare il peso durante il passo senza sollecitare eccessivamente l’alluce operato. Si comprende bene anche il ruolo della abbondante e serrata fasciatura, perché oltre a proteggere l’alluce e la ferita chirurgica da potenziali inquinanti e contaminazioni esterne, limita i movimenti attivi dell’alluce. Naturalmente e per gli stessi motivi prima esposti, specie nei primi giorni del post operatorio, si deve camminare in maniera limitata e in ambiente domestico, al riparo da accidentali traumatismi.

La riabilitazione dopo i  primi venti giorni

Dopo questa primo periodo si devono abbandonare le scarpe post operatorie, rimuovere la fasciatura e indossare scarpe molto abbondanti, con la suola flessibile e camminare dando carico, leva e spinta all’alluce nella fase finale del passo. In altre parole occorre fare esattamente il contrario di quanto era stato raccomandato nei primi venti giorni. Questo perché la stesse condizioni di immobilità che favoriscono il corretto sviluppo di callo osseo, favoriscono anche lo sviluppo di aderenze articolari. Queste sono formate da un tessuto collagene di riparazione, molto simile alla sostanza che forma una cicatrice cutanea. In modica quantità il tessuto collagene ripara i tessuti, ma se il suo sviluppo risulta eccessivo le aderenze limitano e rendono dolente il movimento dell’alluce. Di qui la raccomandazione, a partire dalla ventesima giornata, di camminare coinvolgendo l’alluce nel suo ruolo di propulsore del passo e di utilizzare scarpe a suola morbida e flessibile per permetterne la agevole flessione. Non solo: camminare con un passo protettivo e antalgico, evitando di appoggiare l’alluce, ha come risultato indesiderato, oltre al rischio di sviluppare una rigidità dolorosa dell’alluce, anche quello di scatenare una dolorosa e invalidante metatatarsalgia. Si tratta di una infiammazione delle articolazioni dei metatarsi dovuta al fatto che il peso e lo sforzo invece che essere assorbiti e dissipati attraverso l’alluce, vengono scaricati sui metatarsi, per loro natura inadatti a sopportare eccessive sollecitazioni. Per lo stesso motivo può gonfiarsi e diventare dolente la caviglia sul lato esterno intorno al malleolo. Per sapere se il passo è corretto, oltre alla apposita visita di controllo che in genere fisso dopo circa un mese e mezzo dall’intervento, il paziente se ne può facilmente accorgere da solo. Se non avverte il minimo dolore sull’alluce quando cammina, è perché lo risparmia eccessivamente e cammina caricando il piede sul lato esterno. In altre parole il paziente deve andare incontro al piccolo doloretto che avverte sull’alluce e non deve cercare di scansarlo, pena lo sviluppo rigidità articolare, di metatatarsalgia e dolore e gonfiore alla caviglia.

La riabilitazione dopo i primi venti giorni: attenzione a non esagerare

Naturalmente si devono evitare anche gli errori di segno opposto: l’eccesso di movimento. Ho avuto pazienti che già nei primi giorni dopo l’intervento, quando ancora devono indossare la scarpa post operatoria e il piede è fasciato, sono andati al lavoro, a fare la spesa spingendo il carrello, o hanno portato il cane a spasso, o ancora hanno svolto regolarmente le incombenze domestiche. In questi casi il rischio è quello ritardare la formazione del callo osseo o di subire uno spostamento dell’osso e della vite in titanio con perdita parziale o completa della correzione che si era ottenuta.

Corretto timing post operatorio:

i primi 20 giorni: scarpa post operatoria e piede fasciato. È concesso il carico e la deambulazione per piccoli spostamenti in ambiente domestico
dopo i 20 giorni: si abbandona la scarpa post operatoria e si rimuove la fasciatura e si indossano scarpe uno o due numeri più abbondante delle abituali calzature in modo che il piede non venga costretto nella tomaia, oppure nel periodo estivo sono consigliate calzatura aperte. Già a partire da questo periodo il piede deve essere appoggiato correttamente e l’alluce coinvolto attivamente durante il passo.
in 30esima giornata è concesso guidare la macchina per brevi percorsi e tornare a lavori sedentari. Sempre dopo 30 giorni dall’intervento si può andare in piscina e in palestra ma sono vietate le attività che sollecitano eccessivamente il piede operato ( corsa, spinning, salti.
dopo 2 mesi dall’intervento sono concessi  la corsa leggera e il ciclismo o la montain bike
dopo 3 mesi dall’intervento si può tornare gradualmente a praticare attività agonistiche comprese il calcio, l’atletica, il tennis, la pallavolo e la pallacanestro e sport di contrasto

Riabilitazione dopo un intervento di correzione di alluce valgo was last modified: gennaio 29th, 2016 by Fabio Lodispoto